Vita da speleologo: percezioni e sentimenti


Quando si entra in grotta si scopre un ambiente completamente diverso da quello in cui viviamo tutti i giorni: si è circondati da rocce, al chiuso, immersi nel buio. All’interno della grotta il tempo è dilatato e tutto ciò che ci circonda manca di confini cambiando completamente la nostra percezione. All’interno della grotta in tempo è dilatato e si ha la sensazione che nulla abbia confini; anche la percezione del tempo esterno alla grotta cambia, sembra quasi non esistere. Esistiamo solo noi e quello che si sta facendo. Ci si abbandona totalmente a quell’esperienza. Almeno per qualche ora. Dopo un po’ di tempo invece si inizia a desiderare di uscire dalla grotta e di vedere la luce del sole e di respirare l’aria che siamo abituati a respirare e di vedere la luce che siamo abituati a vedere. Perché se la curiosità ti spinge ad entrare in un a grotta e ad esplorarla, la voglia di ritornare a casa è necessaria per uscirne.  In grotta si sa a che ora si entra ma non si sa a che ora si esce. È molto particolare il fatto che quando entriamo in grotta di solito è mattina presto e quando usciamo invece è buio. La sensazione è quella di incredulità, perché quando si sta all’interno di essa sembra esserci restati per poco tempo e invece ci si rende conto solo quando si esce di quanto tempo è passato. Non si ha percezione della fame e della sete. Non esiste una grotta uguale all’altra, quindi ogni volta ad accompagnarti è un misto di curiosità e paura. In grotta bisogna necessariamente agire sul momento per andare avanti nella progressione. In grotta bisogna necessariamente cogliere l’attimo e quindi si deve in quel preciso momento superare i limiti e le paure, altrimenti non si va avanti. Il gruppo deve restare unito e ci si deve aiutare a vicenda, ma fondamentalmente bisogna cavarsela da soli, il rapporto è tra me e la corda e tra la grotta e te stesso. La grotta si sottrae all’alternanza del giorno e della notte. Lo stravolgimento di tutte queste “certezze” creano disorientamento. Succede una cosa però: in questa situazione anziché subire passivamente, reagiamo costruendoci un tempo e uno spazio tutto nostro.

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